xRoma

L'editoriale del numero ZERO:

I DIRITTI MINIMI

Si fa un gran parlare di diritti. E’ giusto, una società si qualifica per quanto riesce a garantire in termini di accesso e garanzie di diritti ai propri cittadini. Ma accanto ai diritti fondamentali, la casa, il lavoro, lo studio, la salute, solo per citarne alcuni, ne esistono altri che chiameremo “diritti minimi”. La grandi città sono agglomerati di vite, di ritmi, di pensieri, spesso di solitudini che producono piccole e grandi nevrosi, che a loro volta si evolvono in malattie leggere e a volte gravi. Nel ripensare il futuro di Roma, è ovvio dedicare spazio e riflessioni alle prospettive economiche, di mobilità, di vivibilità e salubrità dell’ambiente. Roma è cresciuta, cammina ormai spedita: lo dicono le statistiche e lo dice anche l’atteggiamento positivo della persone. Ma per alcuni versi è rimasta piccola, vittima di alcune minoranze ineducate che condizionano l’umore e la vita della maggioranza dei cittadini. Provate a chiudere gli occhi e camminare per strada, vi accorgerete come un percorso normale diventi improvvisamente irto di difficoltà, a volte insormontabili. E’ la condizione naturale dei non vedenti, ma anche di molti anziani. Il male, non tanto poi così minore, è pestare escrementi di cani, sentirsi prigionieri di ferraglia parcheggiata sui marciapiedi, impossibilitati a camminare. E cosa dire delle auto lasciate in seconda fila ovunque, che bloccano lo scorrere del traffico privato e dei mezzi pubblici. Si tratta di persone che compiono i nostri stessi gesti quotidiani ma si arrogano il diritto di ledere i “diritti minimi” degli altri. Possono sembrare problemi stupidi, ma a ben guardare le nevrosi quotidiane, gli scatti di nervi, le liti, che poi si traducono in malessere collettivo, traggono origine dal quotidiano scontrarsi di questi egoismi con la collettività. Che dire poi di quelli che partono da casa, ben sapendo che dove andranno a svolgere la loro attività lavorativa non troveranno mai parcheggio e piuttosto che scegliere il mezzo pubblico, che farebbe risparmiare tempo e danaro a tutti, scelgono la seconda fila come abitudine. O ancora il carico/scarico delle merci per i negozi: senza regole e quasi sempre in doppia fila. Basta andare in giro, per scoprire che la vita e la circolazione di interi quartieri di Roma sono condizionate dalla vita di questi “maleducati” in servizio permanente effettivo. Questi e altri mille piccoli problemi urbani (dalla cartellonistica pubblicitaria e politica abusiva, alle code negli uffici pubblici, al degrado urbano, fino ai predellini dei bus, la loro frequenza, il trasporto scolastico e altro ancora) sono le questioni principali e più sentite con le quali si scontra la vita del singolo cittadino. Ci sono poi altri “diritti minimi” che devono trovare spazio in un’agenda di buona amministrazione. Il diritto alla tecnologia. Internet è un formidabile veicolo di informazione di crescita culturale. Sono strumenti semplici che tutti con poca applicazione possono imparare ad usare, ma diciamocelo, costano troppo. Tutti li usiamo “gratis” negli uffici, ma di quelli che stanno a casa sono solo pochi che lo fanno tutti i giorni. E per lo più sono abbienti e culturalmente dotati. Un grande progetto di accesso libero (come anni fa ha realizzato Amsterdam con il programma “FXA free for all”) può essere un modo di far crescere ulteriormente Roma in tutti i sensi. Come si vede il “diritto minimo” è un argomento fondamentale per qualificare una buona amministrazione che ascolta i cittadini perché coniuga due parole, democrazia e convivenza, che sono la sintesi del vivere civile.

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